La paura del giudizio degli altri è una cosa comune a molte delle persone che incontro in coaching e nei corsi di formazione.
Tutte loro, a un certo punto, danno spazio a quelle voci accusatorie e ostili
che prendono controllo dei pensieri.
Sono voci così ingombranti che in alcuni casi cambiano l’espressione del viso di chi parla e ne spengono lo sguardo.
Se esistono, vuol dire che da qualche parte sono entrate e sono anche riuscite a fare il nido nelle zone d’ombra.
La dinamica
In questa struttura è abbastanza inevitabile che quanto abbiamo ascoltato nel corso della nostra vita si sia sedimentato dentro di noi e che, come il peperone, si riproponga quando meno ce lo aspettiamo.
La Replica
Replichiamo automaticamente, nostro malgrado, i modelli e gli schemi di funzionamento che abbiamo visto.
E riusciamo a disinnescare il pilota automatico solo quando ci accorgiamo che sono comportamenti appresi e che sono indotti, non innati.
Se poi da piccoli ci siamo sentiti invisibili, svalutati, o criticati (molto spesso è questo un tris nella stessa mano di carte), è facile che in noi sia nata la convinzione che il problema fosse nostro.
È una convinzione che la nostra testolina bambina crea perché è un pensiero più accettabile rispetto al terrore di sentirci inermi e in pericolo perché le persone da cui dipendiamo non sono in grado di accudirci adeguatamente.
Con questo non voglio certo dire che i nostri caregiver siano stati intenzionalmente cattivi e malvagi.
Ricordiamoci che ognuno fa con quel che ha nel momento in cui si trova.
La Voce dell’Amore Tradito
Non tutte le voci sono uguali e non tutte le voci hanno lo stesso peso.
È il motivo per cui le peggiori cose dette da qualcuno che non stimiamo ci scalfiscono a malapena.
Rimangono invece marchiate a fuoco le parole spiacevoli dette dalle persone davvero importanti per noi, ma anche dalle persone che ci ricordano qualcuno che abbiamo amato senza sentirci ricambiati.
La Scusa
Ci sono dei momenti in cui cerchiamo una scusa o un motivo per fare o non fare qualcosa.
E i giudizi degli altri che ci risuonano in testa possono servire a questo.
A sollevarci dall’azione e a toglierci la responsabilità delle nostre azioni.
Solo che bisogna fare attenzione alle convinzioni che alimentiamo, ai nostri auto-sabotaggi, perché diventano poi profezie che si autoavverano.
”Figurati se io posso farcela, non serve a niente”
”Non ho niente di speciale, è inutile che ci provi”
”Nessuno mi assumerà a 50 anni, quindi non mando il CV”
Qual è il risultato più plausibile se ascoltiamo queste voci?
Che quel CV non lo mandiamo, che non ci diamo la possibilità di provare e di farcela.
E così di sicuro non ce la faremo.
Come uscirne
Ogni nostra convinzione esiste per un motivo, a prescindere che sia o meno funzionale al nostro buon funzionamento e benessere.
Ecco perché è fondamentale chiederti che utilità ha il giudizio degli altri oggi, nella tua vita adulta.
Se, come immagino, la risposta razionale che esce è:
”so che non serve a niente ma non riesco a superarlo”
vale la pena approfondire.
Da cosa ti sta difendendo quel giudizio?
Forse ha paura che ti cacci nei guai e tu non ne venga fuori perché magari una volta è successo.Di chi è la voce che parla?
Questo è un punto centrale: è la voce di qualcuno che ci vuole bene e cerca di proteggerci come può?Cosa succederebbe se non la ascoltassi?
Questa domanda richiede molta onestà intellettuale nella risposta.Qual è un’alternativa con cui puoi sostituirla?
Ad esempio, la frase
“Perchè devi fare sempre di testa tua?!”
potrebbe diventare
“Perché invece non provi a fare di testa tua?”
Sono sicura che suona meglio, vero?

